Cessioni di NPL e possibili impatti sulla LGD

Coordinatori: Corrado Pavanati (Unicredit) e prof. Giacomo De Laurentis (Università Bocconi).

Responsabili dell’area di lavoro: Fabio Salis (Creval), Claudio Andreatta (UBI), Giovanna Compagnoni (Mediobanca).

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Nell’Eurozona la Grande Recessione del 2008 è stata seguita dalla crisi dei debiti sovrani che ha colpito duramente alcune economie, tra cui l’Italia.

Ne è derivato un netto peggioramento della qualità degli attivi bancari reso evidente dalla crescita dei Non Performing Loans (NPL). Nel nostro Paese lo stock di crediti deteriorati è cresciuto dal 2007 al 2017 di 5 volte, passando da 65 a 341 mld di Euro.

La pressione dei regolatori verso una rapida pulizia degli attivi bancari ha reso necessario affiancare al miglioramento dei processi di recupero, una gestione straordinaria del credito deteriorato attraverso cessioni massive di NPL, spesso con operazioni di cartolarizzazione.

Il peculiare contesto di mercato in cui tali operazioni si sono realizzate si è manifestato in prezzi di cessione nettamente inferiori rispetto ai valori di recupero registrati in passato su pratiche similari.

Per le banche dotate di modelli AIRB, l’inclusione senza alcun trattamento delle pratiche oggetto di cessione massiva nei dataset di stima della LGD darebbe luogo ad impatti materiali sulle quantificazioni di LGD.

In particolare, il rapporto tra la numerosità delle pratiche cedute e quelle oggetto di workout interno e la differenza tra i recuperi realizzati via workout interno e quelli conseguiti con le cessioni sono tali che le stime di LGD rifletterebbero l’esperienza delle cessioni massive più che le attese di recupero via workout.

La rilevanza della questione è testimoniata dall’attenzione prestata dal regolatore europeo, che in sede di revisione del CRR sta valutando la possibilità di ammettere ai fini della stima della LGD un trattamento di favore a carattere temporaneo per le cessioni di NPL indotte dalla crisi.

La ricerca è quindi tesa ad approfondire il fenomeno sin qui rappresentato, concentrandosi sulla diverse opzioni metodologiche per il trattamento delle cessioni di NPL ai fini di stima del parametro LGD.

In particolare, l’attività di analisi si articolerà in tre filoni di lavoro e terrà conto anche dell’osservazione delle best practice di mercato sviluppatesi negli ultimi anni:

  • Evoluzione di un concetto di stima del parametro di LGD che riconosce l’esistenza di due diversi scenari di chiusura delle posizioni in default (workout vs cessione). Il parametro di LGD viene quindi stimato come una media ponderata dei due tassi di perdita pesata per la probabilità di accadimento di ciascuno scenario. In questo contesto, viene delineata una metodologia di stima del parametro “Probabilità di Cessione”. Responsabile: Fabio Salis
  • Identificazione di una metodologia di stima della LGD che tiene conto della totalità delle osservazioni ma nella quale le posizioni sono pesate in modo differente in base alla modalità di chiusura (workout vs cessione straordinaria). In questo contesto, viene delineata una metodologia di stima del parametro “Coefficiente di Mitigazione”, da utilizzarsi come peso delle posizioni oggetto di cessione straordinaria. Responsabile: Claudio Andreatta
  • Analisi delle alternative metodologiche consentite dalla normativa CRR in via di consolidamento per le cessioni di NPL post-crisi. Responsabile: Giovanna Compagnoni.