Economia sostenibile: rischi e opportunità per il sistema bancario italiano

    Coordinatori: Marina Brogi (Università degli Studi di Roma La Sapienza) e Maurizio Vallino (Banca Carige)
    PMO: Oliver Wyman
    La transizione verso un’economia sostenibile, ossia verso modelli di business che sappiano conciliare i tipici obiettivi della gestione economico-patrimoniale con gli aspetti e le implicazioni di natura ambientale, sociale e di governance (Environmental, Social, Governance – ESG) sta raccogliendo una crescente attenzione da parte di tutti i principali stakeholder che siano essi rappresentanti del mondo politico, scientifico e sociale, autorità di regolamentazione e supervisione, investitori di mercato, lavoratori e consumatori.
    Le imprese (industriali e finanziarie) che meglio sapranno rispondere a questa tendenza di mercato saranno quelle che affronteranno le tematiche ESG non in ottica di pura risposta alla pressione pubblica e regolamentazione, ma quelle che ne faranno un vantaggio competitivo duraturo e di crescita di lungo termine, assumendo una posizione di leadership attiva nella sostenibilità.
    Per il settore bancario, in particolare, le implicazioni saranno notevoli, dato il ruolo fondamentale che le banche ricoprono nel finanziamento all’economia e alle imprese. Riuscire, infatti, ad individuare in modo puntuale i settori, le imprese e le iniziative di business maggiormente esposti a queste tendenze risulterà un fattore fondamentale per riuscire, da un lato, a comprendere, identificare, misurare e mitigare in modo efficace i nuovi rischi ad esse associate, dall’altro, a cogliere tempestivamente le nuove opportunità collegate al supporto e al finanziamento della riconversione verso un’economia maggiormente sostenibile.
    Nell’attuale contesto, inoltre, una grande opportunità in tal senso è rappresentata dalla possibilità di veicolare verso iniziative di economia sostenibile una quota consistente dei fondi pubblici messi a disposizione dai governi dell’Area Euro per il rilancio dell’economia a seguito dell’emergenza pandemica. In dettaglio il quadro finanziario pluriennale 2021-2027 dell’Unione Europea prevede una dotazione di 1.074,3 miliardi mentre il Next Generation EU ne prevede 750 miliardi; buona parte di tali fondi saranno vincolati a progetti ESG.
    Per rispondere in modo adeguato alle sfide e opportunità poste dal nuovo contesto ed essere preparati ad intercettare in qualità di intermediari tale importante massa di finanziamenti, dovranno essere ripensati diversi aspetti del modo tradizionale di fare banca con molteplici implicazioni a livello di priorità strategiche, governance, organizzazione interna, dati e strumenti a supporto.
    In questa direzione la Banca Centrale Europea ha pubblicato lo scorso Novembre la Guida sui rischi climatici e ambientali nella quale ha esplicitato tredici aspettative di vigilanza attinenti alle seguenti aree tematiche;

    • i modelli imprenditoriali e alla strategia aziendale;
    • la governance e alla propensione al rischio;
    • la gestione dei rischi;
    • la disclosure.

    In tale ambito, la funzione di risk management sarà chiamata a svolgere un ruolo chiave non solo nella misurazione e mitigazione dei rischi ESG, ma anche come funzione di supporto nell’individuazione delle nuove aree di opportunità e nella promozione di strategie, politiche e comportamenti a sostegno dell’economia sostenibile, attraverso l’incorporazione di tali elementi nelle logiche di definizione del risk appetite della banca e, a cascata, nei processi decisionali core della stessa.
    L’obiettivo della Commissione è di analizzare le priorità strategiche per le banche nell’affrontare i rischi e le opportunità collegati alla transizione verso un’economia sostenibile, di individuare le iniziative a maggior valore aggiunto per il mercato e i rispettivi fattori abilitanti per la loro concreta realizzazione.
    Il Position Paper affronterà e svilupperà le seguenti tematiche:

    • Contesto di mercato, analisi dei vincoli di destinazione dei fondi europei e tendenze osservabili nel settore bancario a livello internazionale.
    • Stato dell’arte delle banche italiane relativamente all’integrazione degli aspetti ESG nei processi decisionali core quali la gestione del rischio e posizionamento delle stesse rispetto alle aspettative esplicitate da BCE nella Guida sui rischi climatici e ambientali
    • Politiche e strategie creditizie e la definizione della proposizione commerciale.
    • Priorità strategiche per le banche: come posizionarsi quali attori chiave nel finanziare la transizione verso un’economia sostenibile.
    • Potenziali iniziative concretamente attivabili per affrontare efficacemente le sfide e le opportunità connesse ai temi ESG.
    • I fattori chiave di successo: la governance, le implicazioni a livello organizzativo e di talent management, l’incorporazione delle strategie ESG nei processi decisionali core della banca, lo sviluppo di capabilities innovative in termini di dati e analytics.
    • Il ruolo del risk management come funzione di misurazione e mitigazione dei rischi ESG e di supporto all’individuazione di nuove opportunità di business.

     

    Artificial Intelligence e Credit Risk Models”, come tecniche e dati alternativi possono essere inclusi nei modelli di rating a fini manageriali e regolamentari

    Coordinatori: Rossella Locatelli (Università degli Studi dell’Insubria) e Fabio Salis (Creval)
    PMO: Giovanni Pepe (KPMG)
    Contesto
    Nell’ultimo decennio un accesso più agevole alla capacità computazionale e la disponibilità di nuove informazioni attinenti ad individui ed imprese, anche legati all’utilizzo diffuso di Internet, hanno creato le condizioni per lo sviluppo e l’applicazione di tecniche di intelligenza artificiale nell’attività di impresa.
    In ambito bancario, un aspetto di grande rilevanza consiste nell’applicazione di queste tecniche al settore di Credit Risk Models, per più motivi.
    Innanzitutto, le banche da molti anni utilizzano modelli per la valutazione del rischio di credito. Si tratta di modelli sviluppati con approcci “tradizionali” e basati sulla raccolta e l’utilizzo di dati di tipo strutturato.
    Grazie a questi modelli il Credit Risk Management ha conquistato un ruolo cruciale nella gestione aziendale e nell’interlocuzione con le Autorità di regolamentazione. Le evoluzioni del contesto richiedono ora ai Credit Risk Manager di affrontare una nuova sfida, legata all’utilizzo di informazioni “nuove”, anche non strutturate, e di tecniche di Artificial Intelligence.
    Per vincere questa nuova sfida i risk manager dovranno essere in grado sfruttare le potenzialità offerte da tecniche e dati nuovi senza tralasciare il tema della interpretabilità e prestando la dovuta attenzione agli aspetti etici, che l’impiego dell’Intelligenza Artificiale sempre pone.
    L’importanza della tematica è enfatizzata dal fatto che dal 2019 è in vigore la direttiva europea sui servizi di pagamento, c.d. PSD2, che nel tempo consentirà alle banche l’accesso a nuove informazioni, che dovranno essere sfruttate nel modo più accurato possibile.
    Inoltre, la forte discontinuità creata dalla crisi economica da COVID-19 ha dimostrato come l’impiego di dati alternativi, ad esempio quelli transazionali, possa supportare la capacità predittiva dei modelli in presenza di un regime change, che i modelli tradizionali fanno fatica a scorgere.
    I principali operatori hanno già intrapreso passi significativi in questa direzione, creando quindi le condizioni per una riflessione su come i dati alternativi, e.g. dati transazionali, possano essere inclusi nei modelli di rischio di credito e quali tecniche di modelling alternative possano essere utilizzate per coglierne il valore aggiunto.
    Nell’ambito di tale riflessione potrà anche essere valutato quali specifici elementi di attenzione siano necessari per utilizzare i nuovi approcci in ambito regolamentare.
     
    Obiettivi della Commissione
    La Commissione si pone innanzitutto l’obiettivo di pervenire a una rappresentazione delle aree  di utilizzo di tecniche e dati alternativi nell’ambito dei modelli di Credit Risk Management.
    Ciò fatto, la Commissione ha l’ambizione di identificare ed analizzare diversi approcci metodologici per l’utilizzo di tecniche e/o dati alternativi a fini manageriali e regolamentari.
    Il presupposto per l’avvio della Commissione è che la combinazione di tecniche di modellistica tradizionali e tecniche di Artificial Intelligence e l’utilizzo di dati alternativi, può aumentare la capacità predittiva dei modelli di rating, permettendo una maggiore discriminazione del rischio.
    I modelli di rating manageriali e regolamentari prevedono attualmente l’utilizzo di dati tradizionali (i.e. andamentali, finanziari, anagrafici etc.) nei modelli di rating e di tecniche di modellizzazione tradizionali (i.e. regressioni lineari, regressioni logistiche, alberi decisionali etc).
    Nel combinare tecniche e dati tradizionali con tecniche e dati alternativi, si possono indagare diverse soluzioni:
    –        È possibile incrementare il set informativo di partenza, aggiungendo ai dati tradizionali quelli alternativi e modellandoli con tecniche alternative.
    –        È possibile sfruttare al massimo il potere informativo dei dati alternativi (ad es. transazionali, reputazionali), modellandoli con una combinazione di tecniche tradizionali e alternative, anche con approcci a due stadi.
     
    Nel primo caso, il solo utilizzo di tecniche di Artificial Intelligence permette di sfruttare maggiormente il potere informativo dei dati a disposizione, incrementando le performance dei modelli e quindi la capacità di discriminare il rischio, elemento di grande importanza in generale ed in particolare in un contesto di notevole incertezza, quale quello successivo alla crisi da COVID-19.
    L’utilizzo di un approccio c.d. “two-step”, ovvero l’aggiunta di una componente modulare sviluppata con tecniche alternative a valle di un modello sviluppato con tecniche e dati tradizionali, permette di bilanciare problemi di performance e interpretabilità.
    Tale circostanza assume rilievo in relazione al fatto che l’applicazione di tecniche alternative conduce ad una maggiore accuratezza dei modelli di rating, ma provoca una loro maggiore complessità e quindi difficoltà nella loro interpretazione, che non sussistono invece nel caso dei modelli tradizionali.
    Il tema della interpretabilità dei modelli assume poi specifica rilevanza nel contesto dell’applicazione dei modelli di rating ai fini regolamentari.
    A titolo esemplificativo e non esaustivo il Position Paper approfondirà i seguenti aspetti metodologici:
    –         Come includere i dati alternativi nei modelli di rischio di credito
    –         Come selezionare il migliore algoritmo di Machine Learning
    –         Come utilizzare le tecniche di Artificial Intelligence e prevenirne le problematiche etiche e di tutela della privacy
    –         Two-stage approach per l’inclusione della componente di Machine Learning nei modelli per il rischio di credito
    –         Come interpretare i risultati dei modelli di Artificial Intelligence
    –         Come utilizzare i “nuovi” modelli per il rischio di credito ai fini regolamentari
     
    Avvio dei lavori
    Gli interessati sono pregati di iscriversi con una mail a amministrazione@aifirm.it. Si ricorda che la partecipazione ai lavori è riservata ai soli soci AIFIRM.
     
    Tempistica
    La finalizzazione del Position Paper è prevista per fine settembre 2021

    L’integrazione dei fattori ESG nella valutazione del rischio di credito

    Coordinatori. Paolo di Biasi (Intesa Sanpaolo), Andrea Resti (Università Bocconi), PMO: CRIF
    Contesto
    Negli ultimi anni è aumentata l’attenzione delle organizzazioni internazionali verso la finanza sostenibile, intesa come strumento per creare valore nel lungo periodo.
    Dal punto di vista regolamentare, la Commissione Europea ha alimentato l’interesse per il tema e delineato una roadmap ambiziosa in termini di obiettivi per i prossimi anni, attraverso l’emanazione di un piano d’azione sulla finanza sostenibile finalizzato a:

    • stabilire un sistema di classificazione UE per le attività sostenibili;
    • creare standard e etichette per la finanza verde;
    • favorire gli investimenti in progetti sostenibili;
    • incorporare la sostenibilità nella consulenza finanziaria;
    • sviluppare parametri e misure oggettive di “sostenibilità”;
    • integrare meglio la sostenibilità nelle valutazioni finanziarie;
    • promuovere best practices tra gli investitori istituzionali e i gestori di patrimoni;
    • incorporare la sostenibilità nei requisiti prudenziali;
    • rafforzare l’informativa di bilancio e al mercato sulla sostenibilità;
    • favorire una corporate governance “sostenibile” e attenuare l’enfasi dei mercati dei capitali sui soli risultati a breve termine.
    • Nell’ambito di questo piano d’azione:
    • l’EBA, attraverso il proprio “Action plan on sustainable finance” ha definito una roadmap che entro il 20205 prevede la regolamentazione dell’integrazione dei fattori ESG all’interno del business model e del risk management delle banche, la definizione di requisiti di vigilanza prudenziale nonché criteri di disclosure;
    • sempre l’EBA,  nelle proprie “Linee guida in materia di origination e monitoring dei crediti” ha inserito, nell’ambito degli standard volti a migliorare concessione e monitoraggio dei crediti, anche i rischi ambientali, sociali e di governance, invitando le banche a definire processi e modalità di gestione dei green lending (“Institutions should incorporate ESG factors and associated risks in their credit risk appetite and risk management policies, credit risk policies and procedures, adopting a holistic approach”);
    • la Commissione Europea ha emanato una “tassonomia” (“EU taxonomy”) finalizzata a creare una classificazione delle attività economiche sostenibili, ovvero che contribuiscono positivamente all’ambiente, su aspetti sociali e di governance;
    • la BCE ha diffuso una propria “Guida sui rischi climatici e ambientali” che espone le aspettative di vigilanza in materia di gestione di tali rischi e di informativa.

    Infine, recentemente, Ursula von der Leyen, presidente della Commissione Europea, ha dichiarato l’importanza di utilizzare il Green Deal europeo come «navigatore» nella ripresa post Covid-19. La «Green Recovery» appare dunque destinata a essere valorizzata come opportunità per uscire dalla crisi pandemica ricostruendo il sistema economico per renderlo resiliente e sostenibile.
    Tale contesto acuisce l’esigenza, per gli intermediari finanziari, di incrementare i propri sforzi in materia di prodotti e iniziative di finanza sostenibile, considerando i fattori ESG (Environmental, Social, Governance) come nuovo elemento di valutazione del rischio di credito.
     
    Obiettivo della commissione
    L’obiettivo della commissione è mettere in luce i profili, le informazioni e le azioni che gli intermediari finanziari dovrebbero considerare nella definizione e nella valutazione dei prodotti finanziari “sostenibili”, nonché delle imprese che intraprendono scelte legate all’ambiente, agli aspetti sociali e alla governance.
    Un primo obiettivo potrebbe essere l’esame del quadro regolamentare, ancora fluido ed oggetto di possibili differenti interpretazioni. Il Position Paper potrebbe inoltre affrontare i seguenti temi:

    • l’evoluzione del framework di risk governance alla luce dei fattori ESG;
    • l’evoluzione dei modelli interni di analisi del rischio di credito (attraverso l’integrazione di uno “score ESG” e la verifica dell’incidenza di quest’ultimo sul rischio di default e/o di recupero);
    • l’integrazione dei fattori ESG nelle policy di erogazione e monitoraggio (anche alla luce delle indicazioni fornite da EBA e BCE).

     
    Avvio dei lavori
    La riunione di avvio dei lavori (“kick-off”) avrà luogo martedì 27 ottobre 2020, in videoconferenza. Gli interessati sono pregati di iscriversi con una mail a amministrazione@aifirm.it. Si ricorda che la partecipazione ai lavori è riservata ai soli soci AIFIRM.

    Model Risk Management post Covid 19

    Coordinamento Rosa Cocozza (Università di Napoli), Stefano Romano (Prometeia), Corrado Meglio (BCP)
    Contenuti  
    I modelli hanno assunto un ruolo pervasivo nell’operatività bancaria configurandosi come driver essenziali nel decision making sia in ambito regolamentare che gestionale, e questa considerazione, seppur con caratterizzazioni diverse, risulta valida sia per banche “significant” che “less significant”.
    Valutando questa tematica con una prospettiva estesa, si evidenzia che il numero e la complessità dei modelli abbiano raggiunto un livello di ampiezza tale da richiederne una gestione dedicata e strumenti specifici per evitare che la base decisionale si poggi su algoritmi, dati o elaborazioni non adeguati.
    Oltre alla complessità intrinseca dei modelli, si aggiunge una crescente interconnessione tra gli stessi per cui le criticità di un modello possono riverberarsi sui modelli collegati con effetti poco prevedibili.
    Sotto l’accezione di Model Risk Management vengono inclusi tutti gli strumenti operativi e concettuali per gestire l’intero ciclo di vita dei modelli con l’obiettivo di mappare puntualmente modelli, connessioni, fasi operative, owner e strumenti atti a garantire livelli di performance sempre più elevati.
    L’emergenza Covid ha amplificato l’esigenza di ridurre la distanza tra l’identificazione delle criticità sui modelli (ad esempio un radicale cambio del contesto), la presa in carico delle azioni correttive, il relativo monitoraggio e il rilascio degli interventi. Una catena di trasmissione non adeguata comporta inevitabilmente tempi di risposta più lunghi con modelli che non sono in grado di rappresentare adeguatamente il nuovo contesto.
    L’obiettivo della commissione è quello di mappare le prassi attuali nella gestione del ciclo di vita dei modelli, le eventuali differenziazioni in base al tipo modello, il livello di maturazione degli strumenti a supporto e il livello di accuratezza della regolamentazione interna.
    Il position paper evidenzierà l’omogeneità o meno di queste prassi, le relative peculiarità in base a driver dimensionali e di tipologia di modelli e suggerirà un framework di riferimento per la gestione del Model Risk Management nel rispetto dei principi di proporzionalità.

    La Governance Bancaria durante la crisi Covid-19

    Coordinatori AIFIRM: Marina Brogi (Università La Sapienza); Fabio Verachi, Fiorella Salvucci, Annalisa Richetto (Intesa Sanpaolo); Edoardo Faletti (BancoBPM)
    PMO: Oliver Wyman
    Lo scenario Covid 19 sta producendo e produrrà rilevanti impatti sul sistema bancario e a fronte di questi in vari paesi le autorità di vigilanza (inclusa la BCE) hanno previsto importanti misure di proroga sia sui ratios patrimoniali sia sul trattamento contabile delle moratorie (e delle altre misure previste) sui bilanci. Sebbene il framework di vigilanza preveda il ricorso periodico agli stress test, le attuali previsioni relative all’andamento del PIL del 2020 sono peggiori rispetto al worse case scenario dei passati stress test.
     
    In dettaglio la BCE ha concesso alla Banche:

    • l’utilizzo, lo scorso 12 marzo, del Capital Conservation Buffer (CCB) e della Pillar 2 Guidance per sostenere l’economia reale oltre che alla possibilità di operare al di sotto dell’indicatore di Liquidity Coverage Ratio (LCR);
    •  la flessibilità, lo scorso 20 marzo, per permettere alle banche di godere di un pieno beneficio dalle garanzie e moratorie poste in essere dalle pubbliche autorità

    Le banche potrebbero, pertanto, operare al di sotto dei ratios previsti dalle decisioni SREP e al di sotto del livello usuale fissato per molti indicatori RAF e Recovery Plan con tuttavia l’obiettivo – a medio termine – di tornare a rispettarli nuovamente pur in presenza di una prevedibile contrazione della redditività nei prossimi anni.
    L’obiettivo della Commissione è quello di individuare una coerenza nella stesura dei prossimi RAF, Recovery Plan, Piani pluriennali e modelli di perdita attesa mantenendo la sostenibilità del modello di business in una fase di rilevante crisi economica.
    Il Position Paper sarà affronterà i seguenti temi:

    • analisi dell’ambiente competitivo COVID 19 (flessibilità BCE, Bankit, SRB; moratorie e garanzie del Governo)
    • prima stima degli impatti sul sistema bancario dovute alla pandemia e delle diverse soluzioni adottate con riguardo al calcolo del ECL ai sensi del IFRS9 desumibili dai comunicati stampa delle banche quotate (italiane ed estere)
    • costruzione di un set di indicatori andamentali di crisi (indicatori RAF e di Recovery)
    • analisi la sostenibilità del business nel medio termine e strategia per riportare a regime i ratios patrimoniali

    l’eventuale necessità di modifiche nel framework regolamentare per tenere conto in maniera strutturata e coerente del rischio pandemico

    Implementing Calendar Provisioning: Rules and Impacts

    Coordinatori: Leonardo Bellucci (Banca MPS) e Andrea Resti (Università Bocconi)
    Coordinamento e supporto organizzativo: CRIF
     
    Premessa  
    L’accumulo di attività deteriorate nei bilanci delle banche a seguito della crisi finanziaria e delle conseguenti ricadute sull’economia reale ha reso necessaria l’assunzione, sia in ambito normativo che di vigilanza, di un ampio spettro di interventi finalizzati ad alleggerire l’entità ed il peso relativo degli stock di NPL, con l’obiettivo primario di rendere strutturalmente più resiliente il sistema finanziario.
    Nell’ambito delle azioni poste in essere, una delle principali è il c.d. “calendar provisioning” (o “backstop”) che sollecita l’adozione di approcci comuni finalizzati al raggiungimento tempestivo di livelli minimi di accantonamento. Simili misure prudenziali dovrebbero contribuire al rafforzamento dei bilanci bancari permettendo agli intermediari di tornare a concentrarsi sulle attività “core” ed in particolare sul finanziamento dell’economia.
    La normativa e le aspettative di vigilanza in tema di calendar provisioning si basano principalmente su:

    • regolamento UE n. 630/19 approvato dal Parlamento Europeo nel mese di aprile 2019
    • addendum to the ECB Guidance on NPLs pubblicato nel marzo 2018
    • communication on Supervisory coverage expectations for NPEs del 22 agosto 2019

    A ciò si aggiungono le comunicazioni ricevute dalle principali banche italiane nell’ambito del Supervisory Dialogue SREP 2018 contenenti istruzioni finalizzate all’applicazione del “calendar provisioning” sugli stock NPL generati prima della pubblicazione dell’Addendum to the ECB Guidance on NPLs.
    L’effetto delle regole in materia di “calendar provisioning” è amplificato dall’interazione con altre normative che incidono direttamente e/o indirettamente sui crediti deteriorati o sulle variabili che ne determinano l’emersione (ad esempio: “nuova definizione di default”).
    I vincoli di copertura minima degli NPL comportano esigenze di chiarimenti sull’interpretazione dei nuovi requisiti, di adeguamento e estensione dei processi di misurazione dei rischi, di valutazione delle potenziali ricadute strategiche.
    Le nuove regole non modificano soltanto l’approccio alla gestione (ordinaria e straordinaria) degli NPL, ma anche, più a monte, la formulazione dei criteri delle policy creditizie. Esse richiedono inoltre approfondimenti di natura metodologica e operativa, finalizzati a garantire un’applicazione efficace e pienamente “compliant”, senza però introdurre inutili elementi di penalizzazione e double counting.
     
    Programma di lavoro 
    Risulta pertanto opportuno costituire un tavolo di confronto che affronti le ricadute tecniche, operative e strategiche del “calendar provisioning” sintetizzando in un position paper rischi ed opportunità di tale strumento.
    Per questo motivo, AIFIRM dà avvio a una nuova Commissione Tecnica, con l’intento di affrontare, per quanto possibile, i seguenti aspetti:

    • ricognizione del corpo normativo e identificazione delle potenziali criticità in termini di correttezza metodologica e operativa;
    • identificazione degli effetti (anche organizzativi) del “calendar provisioning” sulla gestione ordinaria e strategica dei NPL;
    • valutazione degli impatti diretti ed indiretti sull’attività creditizia ordinaria;
    • analisi degli impatti prudenziali e delle ricadute sui processi Pillar 1 e Pillar 2;
    • studio degli effetti derivanti dall’interazione con altre normative o aspettative di vigilanza, a partire da quelle afferenti le attività deteriorate;
    • impatti dell’introduzione del “calendar supervisory dialogue” e possibili strumenti quantitativi di supporto, anche basati su metodologie innovative;
    • effetti sulla disciplina di mercato e la rendicontazione Pillar 3

    Il perimetro e l’organizzazione dei lavori verranno decisi nel corso della riunione di avvio dei lavori (“kick-off”)

    Rischio di credito 2.0: l'evoluzione possibile alla luce della LOM

    Coordinatori: Giacomo De Laurentis (Università Bocconi) e Corrado Meglio (BCP). PMO: PwC
    Contesto di riferimento
    Il processo del credito, anche nelle sue fasi di concessione è monitoraggio, è diventato di recente oggetto di attenzione da parte del regolatore europeo, dopo che è stato normato il processo di gestione delle NPE, sia attraverso l’emanazione di norme relative agli accantonamenti (il c.d. “calendar provisioning”) sia attraverso  la richiesta alle banche di predisporre appositi piani pluriennali per le gestione delle NPE stesse. Anche la nuova DoD e gli IFRS9 incidono, a ritroso, sui processi di concessione e monitoraggio. Allo scopo dichiarato di limitare per quanto possibile il riformarsi di significativi stock di NPE, nel momento in cui le banche italiane stanno facendo un grande sforzo per ridurre gli stessi:

    • la BCE ha avviato ad Aprile 2019 un’attività di data collection finalizzata a definire best practices in materia di concessione del credito e per indirizzare le relative strategie di supervisione.
    • l’EBA ha emanato a Giugno 2019, per ora ancora in forma di consultazione, un documento contenente le linee guida in materia di origination e monitoring «Guidelines on Loan Origination and Monitoring», dettando disposizioni (che, almeno nella forma riportata nel documento di consultazione, appaiono particolarmente prescrittive) e focalizzate sui seguenti aspetti:
      • Governance requirements for credit granting and monitoring,
      • Loan Origination procedures
      • Pricing
      • Valuation of immovable and movable property
      • Monitoring Framework.
      • L’attuale versione in consultazione prevede un adeguamento a tali linee guida entro il 30 giugno 2020. Il documento ha, tuttavia, sollecitato una significativa reazione da parte delle banche europee e delle Associazioni Bancarie dei vari Paesi Europei. In particolare ne viene criticata l’eccessiva prescrittività e una non adeguata declinazione del principio di proporzionalità che appesantirebbe in modo apparentemente ingiustificato il processo di concessione del credito, soprattutto per i segmenti retail e small/mid corporate.

    Le relazioni con il ruolo e compiti con la funzione di risk management. Sebbene le linee guida siano specificatamente orientate al tema della concessione e monitoraggio del credito, soprattutto in materia di:

    • credit governance
    • utilizzo dei criteri previsti per la concessione e monitoraggio del credito
    • risk adjusted pricing
    • valutazione delle garanzie

    esistono significativi punti di contatto sia con altre normative emesse o in corso di emanazione che con il ruolo e i compiti della funzione di risk management, almeno per come finora è stata delineata dalla normativa e implementata nella pratica operativa delle banche. In particolare, segnaliamo alcuni elementi che ci sia aspetta siano chiarificati in sede di emanazione del documento finale ma, che richiedono comunque un approfondimento delle logiche implementative a livello di sistema bancario:

    • rapporto generale tra processi gestionali funzionali ai modelli di business della singola banca e linee guida regolamentari
    • adeguamento del Risk Appetite Framework alla luce della crescente necessità di coniugare merito creditizio e ambiti ESG (linee guida di rischio nuove e innovative, definizione di politiche creditizie mirate, indicatori di monitoraggio specifici, sistemi di valutazione maggiormente dedicati alla fattispecie e futura integrazione con i sistemi di misurazione del merito creditizio)
    • ruolo del risk manager nel processo di erogazione (presenza nei comitati crediti, voto/veto, mantenimento dell’indipendenza rispetto alle funzioni di business e independent/second opinion)
    • interazione tra modelli di rating (soprattutto AIRB) e technology-enabled innovation, sia nei processi deliberativi automatici che semi-automatici (sistemi di digital lending), sia nei processi di monitoraggio (sistemi di early warning), e declinazione del processo di override
    • interazione tra modelli di rating, modelli di early warning, e modelli per la classificazione delle esposizioni a fini di vigilanza e di bilancio
    • interazione tra i criteri quantitativi “minimali” definiti negli Allegati delle GL per i diversi segmenti di clientela e i modelli gestionali/regolamentari utilizzati dalle singole banche
    • interazione dei criteri di pricing risk adjusted con il processo del credito e con la misurazione della performance aggiustata per il rischio da parte dei risk manager
    • interazione trai criteri di valutazione delle garanzie (soprattutto con riferimento all’utilizzo di advanced analytics) e modelli in essere, a fini sia regolamentari che richiesti dalle GL sulle NPE

    Obiettivi della commissione. Obiettivo della commissione è quello di identificare i temi di maggiore rilevanza delle GL EBA per il risk manager, analizzarli alla luce del documento di consultazione e finale che verrà emanato e definire, tramite un apposito position paper, la posizione del sistema bancario italiano al fine anche di fornire linee guida implementative che possano anche essere di input al recepimento delle GL per gli Orientamenti Banca d’Italia
    Tempistica. La Commissione articolerà i suoi lavori orientativamente per tutto il 2020, tenendo anche conto della probabile dilazione delle tempistiche di adeguamento, anticipata da esponenti della Banca d’Italia in sede di convegno ABI sul credito, ad almeno la fine del 2020. La finalizzazione del position paper è prevista per il primo trimestre 2021.

    Pricing and risk adjusted return measures

    Coordinatori: Silvio Cuneo (Intesa San Paolo), Franco Fiordelisi (Università di Roma III), Gabriele Gori (Unicredit)
    Supervisore Tecnico-scientifico: Carlo Palego (Banco BPM)
    Coordinamento e supporto organizzativo: PROMETEIA
    Contenuti  
    Il pricing nelle operazioni di concessione credito è un elemento critico per la creazione di profitti e di valore per gli azionisti. Ai fini della fissazione del pricing, le banche dovrebbero considerare misure di performance corrette per il rischio (EVA, RORAC, RAROC, tra le più diffuse). Il quadro di riferimento del pricing per una banca risulta particolarmente complesso dovendo riflettere numerosi elementi relativi a: 1) il soggetto finanziato (perdita attesa, perdita inattesa); 2) le caratteristiche del prodotto di finanziamento (crediti reali vs firma; garanzie implicite ed esplicite) e del relativo portafoglio (grado di concentrazione); 3) la banca stessa considerando sia aspetti finanziari (es. il costo del capitale allocato per il finanziamento e il costo della provvista, che dovrebbe riflettere gli elementi chiave del finanziamento) sia aspetti produttivi (costi operativi, amministrativi e qualsiasi altro costo reale associato al prestito) sia aspetti strategici (quali la propensione al rischio di credito della banca e la relativa strategia commerciale); 4) le condizioni del mercato (grado di competizione e potere di mercato).
    In particolare, la definizione di un “comprehensive risk adjusted framework for Loan Pricing” è un’esigenza fondamentale per la banca, come sottolineato nelle recenti linee guida dell’EBA in tema di concessione e monitoraggio del credito[1].
    Nell’ambito del sistema di pricing, esistono inoltre diversi elementi organizzativi di grande rilievo: 1) il sistema di pricing dovrebbe essere organizzato per tipologia, qualità̀ e rischiosità̀ del debitore e garantire che sia ben documentato; 2) le misure di performance corrette per il rischio dovrebbe essere organizzate dalla banca in modo proporzionato all’ammontare, natura e complessità̀ del prestito; 3) le banche dovrebbero documentare e rivedere in modo trasparente il quadro dei costi sottostanti e implementare un processo di monitoraggio che fornisca input per la revisione dell’adeguatezza del pricing.
    Il pricing assume una rilevanza fondamentale in tema di regolamentazione. Nello specifico, la determinazione del corretto hurdle rate è fondamentale sia nell’ambito della nuova regolamentazione contabile in tema di bilancio della banca (es. IFRS 9, calendar provisioning) sia nella nuova regolamentazione di vigilanza prudenziale (assorbimento di capitale delle Non-Performing Exposures).
    La Commissione intende affrontare i seguenti aspetti:
    1)     Ricognizione degli approcci di pricing presso i principali operatori bancari;
    2)     Analisi dei principali approcci al pricing e delle caratteristiche essenziali di un sistema risk-adjusted;
    3)     Identificazione e misurazione degli elementi necessari per il pricing relativi a:
    o   le caratteristiche del debitore;
    o   le caratteristiche del prodotto di credito, delle garanzie e del portafoglio;
    o   le caratteristiche della banca;
    o   le caratteristiche del mercato.
    4)     Criticità organizzative in un sistema risk-adjusted e di pricing.
    5)     Il pricing nelle nuove disposizioni in tema di bilancio della banca (es. IFRS 9, calendar provisioning) sia di vigilanza prudenziale (assorbimento di capitale delle Non-Performing Exposures).
     
    [1] Cfr. Guidelines EBAonloan origination andmonitoring, del 19 Giugno 2019 e in consultazione fino al 30 Settembre 2019.

    Rischio di tasso del banking book (IRRBB): evoluzioni normative in atto ed implicazioni gestionali

    Coordinatori: Rosa Cocozza (Università Federico II), Domenico Curcio (Università Federico II), Simone Trentini (UBIBANCA), Igor Gianfrancesco (Extrabanca).
    Coordinamento e supporto organizzativo: PROMETEIA
    La costituzione della Commissione AIFIRM sul rischio di tasso di interesse del portafoglio bancario (IRRBB) si colloca in una fase di forte cambiamento del relativo quadro normativo di vigilanza prudenziale che si è avviato con i nuovi Standards BCBS del 2016, recepiti a livello europeo dalle Guidelines EBA (2018) e dalla recente Direttiva UE 2019/878 (art. 84 e 98).
    Le novità introdotte coinvolgono sia aspetti di natura strettamente metodologica, quali ad esempio la rimozione del vincolo di non negatività dei tassi o i criteri di calcolo dello Standard Outlier Test, sia indicazioni di carattere più generale, come l’introduzione di una metodologia semplificata, i criteri per la determinazione del capitale interno di secondo pilastro includendo gli impatti sugli earnings (secondo una accezione più estesa rispetto al solo margine di interesse contabile), la valutazione del rischio di modello, il monitoraggio del CSRBB, e così via.
    La commissione si propone, quindi, in primo luogo di analizzare gli aspetti più significativi della nuova normativa sul rischio di tasso, valutando i potenziali impatti sui modelli e i processi in essere e sull’esposizione al rischio che ne risulta, con un focus anche sugli impatti attesi per gli istituti di minori dimensioni che frequentemente utilizzano modelli standardizzati. Sulla base delle evidenze che emergeranno dall’analisi, la commissione valuterà quali temi approfondire al fine di sviluppare una proposta operativa che possa supportare i Risk Manager nella loro attività di misurazione, controllo e gestione del rischio di tasso e nell’adeguamento dei propri processi rispetto ai nuovi requisiti normativi. Il lavoro della commissione, o una sua parte, potrà inoltre essere utilizzato a supporto di un eventuale confronto dell’industria con il regolatore e le autorità di supervisione.

    Corporate Risk Management and Control

    Coordinatori: Floricel Rugiero (AIFIRM), Paola Schwizer (Università Bocconi) e Antonio Ricciardi (Università della Calabria). Coordinamento e supporto organizzativo PWC
    Contenuti  
    L’evoluzione dei mercati, la crescente volatilità delle variabili finanziarie e di business, un quadro regolatorio per le imprese – esclusivamente quotate – con requisiti di controllo dei rischi, senza cenni agli approcci metodologici da adottare, hanno indotto le corporate a interrogarsi su quali siano i più efficaci approcci e metodologie per misurare, gestire, monitorare e controllare i rischi, mitigandone gli effetti indesiderati.
    In tale quadro evolutivo, per le corporate non si riscontra ad oggi un comun denominatore metodologico rappresentato per gli intermediari vigilati dal framework Basel based e dalle evoluzioni del “post Basilea” tuttora in corso di definizione. Inoltre, gli standard setters stabiliscono requisiti molto generali applicabili più nell’ambito dei controlli di terzo livello – audit – che non dei presidi di secondo livello – risk (i.e. Codice di Autodisciplina per le società quotate e approcci di Enterprise Risk Management definiti dal Committee of Sponsoring Organizations of the Treadway Commission).
    Pertanto, da un lato, alcuni operatori hanno adottato specifici modelli cosiddetti @ risk per la quantificazione dei rischi più facilmente misurabili (tipicamente di mercato, ovvero finanziari, su commodity e di controparte), già in uso da parte degli intermediari vigilati; dall’altro, ancora non si riscontra in letteratura la definizione di una base metodologica omogenea per la definizione preventiva di limiti di rischio derivanti dall’applicazione di tali – e altre – metriche in un quadro di definizione ex ante del risk appetite a supporto delle scelte strategiche.
    Analogamente, alcune corporate applicano metodologie per la valutazione ex ante dei rischi connessi a progetti di investimento, fondate sulla simulazione di scenari montecarlo sull’evoluzione prospettica dei fattori di rischio sottostanti; tuttavia, non si riscontra l’adozione di un approccio metodologico unico tra le corporate per l’elaborazione ex ante del Business Plan @ Risk.
    Last but not least, seppure talune imprese abbiano sviluppato impianti di analisi e controllo dei rischi partendo da requisiti regolatori, tali approcci richiedono uno score del rischio, ma non necessariamente la generazione di scenari probabilistici di eventi avversi o favorevoli e dei relativi impatti sulla redditività e sul rendimento di progetti o del piano industriale (con forti limiti dovuti all’impossibilità di rappresentare un impatto economico/finanziario sui target di impresa).
    Sicuramente, l’eterogeneità degli approcci alla gestione e controllo del rischio è riconducibile alla diversità dei business, della governance di impresa e dei fattori di rischio, dipendenti da innumerevoli elementi, quali il modello organizzativo e operativo, il settore e mercato di riferimento, la localizzazione, il processo produttivo, l’eventuale presenza di barriere all’entrata e all’uscita. In sintesi, da ogni elemento endogeno ed esogeno relativo alla realtà di impresa.
    Tuttavia, nonostante tali elementi di differenziazione, è sicuramente auspicabile la creazione di un common playing field rappresentato da un framework metodologico per la quantificazione dei rischi di impresa, beneficiando delle metodiche di quantificazione già applicate in ambito bancario, pur considerando la diversità dei fattori di rischio sottostanti.
    Ma non solo. La sostenibilità di impresa dipende dal percorso che parte dalla definizione degli obiettivi strategici, proseguendo nella loro messa in atto, fronteggiando gli eventi interni ed esterni che possano minare il raggiungimento dei target economici e finanziari definiti. Pertanto, è altresì opportuna la definizione di un approccio metodologico e quantitativo che le imprese possano attivare per identificare preventivamente i fattori abilitanti dei target strategici, i relativi fattori di rischio, quantificandone gli impatti potenziali (finanziari ed economici) sugli obiettivi definiti, assicurandone la sostenibilità nel tempo.
    La costituzione della commissione è quindi finalizzata a mettere a fattor comune le best-good practices già in uso presso le corporate, definendone le possibili linee evolutive e di implementazione, per quantificare i rischi non solo ex post, a fini di monitoraggio, ma anche ex ante per abilitare i processi decisionali strategici, supportando con evidenze numeriche le scelte di investimento o la pianificazione strategica. L’applicazione delle metodologie che saranno identificate e descritte potrà altresì rafforzare i processi decisionali dei Board e del Top Management aventi ad oggetto la strategia di impresa.